Vai al contenuto
giovedì, 22 Ottobre 2026

Il portale di chi ama il basket

3 min di lettura 0%
Mens Sana Siena 1871

Siena passa anche al Palalottomatica, finale ad un passo

Alla Virtus non basta neanche il sostegno degli oltre seimila tifosi. Hosley in serata no, Baron nella trappola della difesa senese

· Alessio Teresi · 3 min di lettura
Condividi
Facebook X LinkedIn WhatsApp Telegram Email

Per la sesta volta in stagione Roma è costretta ad inchinarsi a Siena, ed è una sconfitta dolorosa perché molto probabilmente costringe la Virtus ad abbandonare i sogni di gloria in questo playoff, con gara 4 di venerdì che probabilmente servirà soltanto ad evitare un pesantissimo cappotto in una serie meritatamente dominata dagli uomini di Crespi. Non è bastata l’atmosfera magica del ritrovato Palalottomatica pieno a metà (6182 spettatori) per rinvigorire una Roma capace di tenere a bada gli avversari per tutto il primo tempo, con Siena limitata a 28 punti, ma poi dilaniata nel terzo periodo dove Haynes ed un infallibile Jennings hanno costruito un parziale di 14-29 pro Siena, decisivo per l’esito della gara. Troppi i problemi in attacco per Roma questa sera, con un Mbakwe ancora una volta straordinario (19 punti e 18 rimbalzi per la sesta doppia/doppia di fila di questa post season) , ma unico vero terminale offensivo di Dalmonte.

Male ancora una volta Hosley (13 punti con 6/15 dal campo e tutta una serie di scelte in attacco da rabbrividire) malgrado un buon inizio, solo 11 punti dalla panchina (contro i 38 di Siena) di cui 6 dalla lunetta, con Baron messo fuori dai giochi dall’arcigna difesa di Crespi e gli altri in evidente difficoltà, inseriti in un contesto probabilmente troppo grande per i loro mezzi attuali.

Eppure l’inizio per la Virtus prometteva bene, con i recuperati Goss e D’Ercole subito in quintetto e Hosley protagonista con 6 punti del vantaggio capitolino 12-5 al 5’11. La decisione di Crespi di passare a difendere con una 3-2 inceppa i meccanismi offensivi di Roma e probabilmente decide già da subito la gara. Il coach mensanino cambia radicalmente il suo quintetto e la panchina risponde con i punti che consentono a Siena di chiudere avanti 14-16 il primo quarto e 27 a 28 alla pausa lunga, in una gara nervosa, dominata dagli errori e dalle scadenti percentuali al tiro di entrambe (38% per Roma e 37% per Siena al 20′) . Come già detto è il terzo periodo a scavare il solco tra le due squadre, Roma va avanti 39-36 in apertura prima di subire uno 0-13 di parziale chiuso solo da due liberi di Kanacevic a 2’11” dall’ultimo riposo. Haynes ribalta magicamente il suo 0/8 del primo tempo con canestri dal valore inestimabile, ma è soprattutto Jennings a far male alla Virtus con 11 punti di fila e tre triple devastanti per gli equilibri già precari di Roma. All’inizio degli ultimi dieci di gioco il tabellone segna +16 Siena sul 41-57, passivo pesantissimo anche se Goss e Mayo con le loro triple trovano ancora la forza di ridurre il gap a -8 (49-57) quando ci sono ancora 7’40 da giocare. Ad ammutolire il pubblico virtussino ci pensa però Green, che lasciato inspiegabilmente libero punisce due volte di fila dai 6.75 e con otto punti in un amen confeziona il 3-0 che manda Siena ad una vittoria dall’ennesima finale scudetto.

Finisce con i tifosi toscani a cantare la Verbena, per una Siena, che prima di inabissarsi per i noti problemi societari, si toglie lo sfizio dell’ennesimo dispetto ai rivali sportivi per eccellenza degli ultimi anni.