Primo volo di analisi della stagione NBA. In un mondo dove mi arriva il risultato di Salernitana-Inter anche se me ne frega zero, tenere il day-by-day non ha senso. A Baskettiamo analizziamo diversamente.

Jaylen & Jayson. The DUO ha dato vita un inizio stellare e praticamente gemellare, le stats dei due si sono divaricate solo nella terza gara a Orlando per via dello slump % di Brown. Osserviamo l’ex Cal U. a 25 – 5.3 – 3 di media, col 63% da 2; Tatum invece ha 34.6 – 7.6 – 3 col 74% da 2. Da notare come i due, che tirano più del 60% dei possessi dei Celtics e gestiscono ogni pallone, abbiano perso insieme solo 15 palloni nelle 3 gare finora disputate, media di 2.5 ciascuno. Brown, lo ammetto senza problemi, è il mio giocatore NBA preferito anche per quello che diventerà una volta spesa la carriera: lo attendo alla carica di POTUS. Tatum pare aver migliorato anche quest’anno un pezzo del proprio Gioco, quello più importante: l’atteggiamento in campo e verso i refs. Non ha mai sclerato come una divorziata cui è mancato il mantenimento, e guardate i suoi piedi. Come li pianta a terra, come li fissa e li dirige: sempre accurato e al massimo dell’efficacia, sparite per ora le partenze deboli e strascinate; per non parlare di come abbia aggiunto un po’ di muscoli ancora alla parte superiore, per sopportare meglio le inevitabili negatività di un bacino non molto strutturato, che lo rende debole nei contatti a metà del corpo. C’è altro sul DUO, ma non tutto subito, altrimenti…

 

76ers. Talenti come i Jays di Boston, né troppo egotici né poco concentrati + sempre allenati da fior di coach e messi insieme “fin da piccoli”, hanno impiegato due anni a trovare il giusto equilibrio nell’essere protagonisti: una miscela vera, non solo uno schamatico “una per te, una per me”. Figurate il tempo che serve a Harden e Embiid, mangiapalloni per costituzione, messi insieme a tarda età + allenati da uno che raffinato non è, a trovare lo stesso calibro. Per ora, nell’unico spezzone di tre sconfitte giocato secondo i dettami del basket di squadra (i primi 20 mins dell’opener vs BOS), i Sixers hanno saldo positivo. Peccato che poi siano rientrati nella loro normalità, lasciando il loro Duo a fare “uno per uno”. Alcuni dati che spiegano la situazione: vs i Celtics, alla fine del terzo periodo, 24 pti in contropiede per i biancoverdi, 2 per PHI; Harden è sotto alla sufficienza nelle triple (7/23); Embiid non ha ancora trovato uno che lo metta in panchina ogni volta che alza la mano da dietro l’arco (2/11). Inoltre il KO vs gli Spurs in pieno rebuilding è davvero preoccupante, così come il fatto che il periodo migliore sia quasi sempre il primo, segno che la squadra si sfalda nel profondo della gara. Il carattere e l’indole tecnica di James e Joel sono noti, le capacità di Doc Rivers anche: uno dei tre deve mollare il colpo, per una vera stagione vincente, che non sia semplicemente l’esito inevitabile del talento a disposizione.

 

Coach. Già che abbiamo toccato l’argomento panchine, sarò lapidario: date un allenatore ai Nets.

 

Paolo Banchero. Come ho scritto alla DraftNight, Paolo-B è un sicuro Hall-of-Famer, uno che a fine carriera sommerà 12-15 anni di NBA a 20+10 di media. Non è male aggiungere che è nel posto migliore per imparare ed emergere: una franchigia in pieno rebuilding dove i minuti sono tantissimi e molto relativo è il costo degli errori. L’anno scorso se ne è avvantaggiato Wagner, l’anno prima Cole Anthony; la differenza è che i due sono buoni giocatori, mentre Banchero è un autentico SUPER. Ciò non toglie che ORL sia 0-3 e che stanotte, contro i Celtics, Banchero abbia assaggiato la prima difesa seria, vs Grant Williams per esempio: il primo possesso vs l’ex Tennessee è risultato una persa da bimbo, e le % alla fine sono state insufficienti: 6/19. Ma un inizio a 23.3 – 8.7 – 3.3 di media dice tutto. Oltre al fatto che per i commentatori è già “Paolo”. Predestinato.

Nella prossima uscita parleremo dei Lakers e di Simone Fontecchio, e di quanto altro la stagione NBA continuerà a sottoporci.