Notte difficile per le 3 grandi squadre impegnate, Warriors casalinghi e Rockets e Cavs in trasferta.

 

Ma prima dell’analisi delle gare principali, come sempre il volo sulle altre. Dopo 130 dai Pacers, i T’Wolves ne beccano 126 da Detroit (Harris 34): nelle due gare incriminate sono 128 subìti 100.5 realizzati. Charlotte fa una gita a quote insolite: 110 per battere Denver con 15+19 di Howard. Gli Spurs passano a Miami con 31 di LMA mentre gli Heat hanno Whiteside infortunato (ma presto rientrante). I Pacers fanno le spese della tripla-doppia di Westbrook (28-10-16) e perdono ad OKC, anche se Oladipo, recente ex-Thunder, ne mette 35. Ammazzano le grandi, ma perdono contro le scarse: Memphis battuta da Dallas che ha Dennis Smith Jr (19-1-5) sul taccuino di molti per la corsa al ROY. Bastava mollare in tribuna quel rompiscatole di Bledsoe e licenziare Earl Orecchia Watson, ai Suns, per vincerne due in fila…fosse sempre così facile sarebbe un mondo senza primedonne isteriche e senza allenatori inadeguati: TJ Warren 27+5 per aiutare a battere i Jazz.

 

STAPLES CENTER, LOS ANGELES. WASHINGTON WIZARDS 99 – LA LAKERS 102

Serve un OT ai Lakers per aver la meglio su Washington, che cade per la prima volta alla quarta uscita stagionale. Beal-Ball-Wall: cambio la vocale o la consonante per dire che Beal è stato l’argine degli Wizards (28-6-2 CON 3 REC), che Lonzo non proprio a pieni voti (6-8-10, 1 sola persa ma 2/11al tiro) ha comunque passato l’esame-Wall, il quale ha replicato le difficoltà di mira della gara precedente (7/22 con 18-3-9 e 4 perse), finendo battuto dal giovane collega. Parlando di argini: ritornano le pazzesche differenze tra come vediamo noi il rendimento difensivo di Gortat (al limite del: orribile) e come lo vedono altri; per esempio Justin Knox, centro della Fortitudo Bologna la scorsa stagione e quest’anno del Lukoil  (squadra bulgara che partecipa alla Europe Cup, seconda coppa di orbita FIBA), ci ha segnalato il Polacco come suo favorito per il Difensore dell’anno 2018. Primo vero acuto stagionale di Brandon Ingram 19-10-3), e, guarda caso, prima gara un po’ sotto la sufficienza per il compagno Kuzma (15+3 con 1/6  da 3), segnale di un accavallarsi nel ruolo di sf che finora ha danneggiato di più Ingram, a livello di gestione della (inaspettata) concorrenza.

 

WELLS FARGO CENTER, PHILADELPHIA. HOUSTON ROCKETS 105 – PHILADELPHIA 76ERS 104

Eticamente è una W dei Sixers. In pratica, i Rockets l’hanno vinta senza nemmeno sapere come. L’inesperienza conta, e Phila ne ha tanta, oltre a tanto talento (anche se Fultz è in frigo per problemi ad una spalla). E non hanno solo dilapidato un +7 a 65 secs dalla fine. Infatti, sull’ultima azione, Covington copriva Harden ed Embiid era su Gordon: il centro from Cameroon, allarmato in parte da una piccola scivolata del compagno, si è fatto ingolosire dall’andare anche lui a chiudere su La Barba, lasciando fatalmente un filo di spazio a Gordon che ha imbucato il game winner. Fatichissima, per i Rockets ancora senza Paul. Harden (27-3-13 con 3 stoppate) ha frignato con gli arbitri come sempre, ma rispetto ad altre volte si è anche pienamente concesso alla battaglia: sua, per esempio, una stoppata fondamentale nei secondi finali. Gordon è senza dubbi il miglior Razzo in questo inizio di stagione, altri 29 per lui, con 16 triple su 20 tiri dal campo: solo 5 segnate, ma tra esse quella giusta. Clint Capela a 16+20 con 4 stoppate è, senza voler togliere i meriti al ragazzo svizzero, una totale creatura di James Harden. I Sixers hanno avuto Embiid a 21-6-3, Simmons a 14-7-9, ma pochi liberi e poco da 3: 0/2 e 0/1 rispettivamente; difesa molto buona per Phila, sublimata dai 6 recuperi di TJ McConnel, white hope del playmaking bianco: 6-5-9 il resto del suo score.

 

BARCLAYS CENTER, BROOKLYN-NY. CLEVELAND CAVS 107 – BROOKLYN NETS 112

I Cavs hanno un reparto pg stellare: IT4+D-Rose+D-Wade, peccato fossero tutti fuori stanotte, pur con diverse tempistiche di degenza. L’assenza di pg, la relativa fiducia di cui gode Josè Calderon come possibile starter: ecco i motivi per i quali abbiamo assistito ad un remake del film “LBJ porta palla”, con esisti da film di serie Z stavolta. I Cavs hanno giocato male, James ha giocato male, abbiamo visto tutto il peggio di quel che capita quando LeBron gioca da point. Non parliamo solo delle 21 palle perse e dei 93 tiri avuti a disposizione da Brooklyn contro i soli 81 dei Cavs, ma anche degli atteggiamenti del Prescelto: mani nei capelli quando i compagni non “capivano” un suo passaggio, faccine-faccette-faccione, LBJ che si lascia fare di tutto da Hollis-Jefferson, che non torna in difesa, che appena si mette a giocare come sa inizia a fare come colui che predicando nel deserto mostra di portare sulle spalle tutto il peso di un mondo che non lo capisce. A questo pessimo film si è aggiunto uno spin-off abbastanza classico: protagonisti i due grigi e la grigia che gli hanno concesso, negli ultmi 5:38, letteralmente di tutto; passeggiate, tarantelle, palmings, falli in attacco di tutte le sorte, palla buttata fuori tanto la ridiamo a te invece che a BKN. Per fortuna, le divinità del basket sono tra quelle che più spesso si palesano ai terrestri, e hanno fatto in modo che nulla di quanto sopra descritto andasse ad impedire ai Nets una W meritatissima. Ottenuta senza, a proposito di pg, D’Angelo Russel, fuori per una o due gare per un problema al ginocchio; no Lin, no Russell, no le 3 dei Cavs: la strage di playmakers è nel 5/5 messo a segno dalla fortuna contraria. A farsi avanti è stato Spencer Dinwiddie: quello che si dice di coloro che vengono fuori o passano del tempo a San Antonio è che tanto male non devono essere, se sono piaciuti a Pop; la stessa cosa pensiamo noi per quelli che sono passati per le mani grassocce di Stan VanGundy. Dinwiddie infatti ha saputo mettere insieme la migliore in carriera nel momento del bisogno e contro i Cavs: 22-5-6 con 4/8 da 3, compreso il pugnale determinante. Importantissimo anche RHJ (19-6-2 e 3 stoppate) ma in generale tutti Nets hanno giocato bene, come testimoniato dai 6 in doppia cifra.

 

ORACLE ARENA, OAKLAND. TORONTO RAPTORS 112 – GS WARRIORS 117

Scampato pericolo per GS contro Toronto. I Raptors all’interno degli ultimi 160 secs hanno avuto 2 volte la palla per andare a +7, sprecando e consegnandosi alla voglia di vincere e alla rabbia degli Warriors. Rabbia: Steph (30-4-5 con 3 rec) e i suoi compagni dall’inizio della stagione alternano momenti stellari a momenti-gabinetto mai attraversati nella era-Kerr, e, come visto anche vs Memphis (paradenti lanciato contro un ref), queste montagne russe li innervosiscono; stavolta il nervossimo è stato incanalato nel giusto binario, facendoli reagire prima di tutto in difesa, fase del gioco in cui comincia ad avere una certa efficacia l’accoppiata Dray-G insieme al rookie Jordan Bell, che di solito, pur essendo una pf sottodimensionata, entra come cambio di Zaza nello spot di centro; tra i due giocatori esiste un evidente rapporto Kenobi-giovane Skywalker. Nell’ultimo minuto, o poco più, i Raptors hanno trovato il canestro chiuso, mentre prima Klay poi Steph, in penetrazione, mettevano fine alla ridda di triple tirate a casaccio; le due seguenti e conseguenti triple, tirate secondo logica (anche se il talento a volte sembra sconfiggere la logica, come nel caso del 3 pti in transizione di KD a 64 secs dal termine), sono andate a bersaglio: prima KD in transizione, appunto, poi Steph su scarico di Durant, per la W. A proposito: Klay ha annunciato che donerà 1000 $ per ogni canestro da 3 che segnerà in stagione a favore della ricostruzione delle aree colpite dagli incendi di fine estate. Toronto è andata sotto due volte, di 13 e 14: ogni volta pareva la classica, definitiva spallata che GS tira agli avversari, ma i Canadesi son tornati a galla, e anche avanti. Merito, tantissimo, di Kyle Lowry (14-4-9 con 2 rec e 2 stoppate): il Subcomandante è stato l’artefice della rimonta-e-sorpasso del quarto periodo. Per 8 volte in fila GS è tornata senza segnare o nemmeno tirare dal possesso offensivo: 5 perse e 3 errori, in ognuno dei quali la zampona era quella di Lowry, due volte difendendo e rubando palla a KD. Immenso. Altri grandi protagonisti per i Raptors sono stati il giovane centro austriaco Poeltl (12-14-2 con 2 stoppate: con questa gara potrebbe esser terminata la parentesi di Nogueira come cambio di Valanciunas; a proposito, ancora qualche giorno per il rientro del Lituano) e il secondo anno Pascal Siakam (20-2-2 con 12 tiri per il Camerunense). Siakam ma anche il suo cambio, il rookie Anunoby, nonché Delon Wright, erano stati mandati in campo con un ordine: attaccare sempre KD e Klay. La tattica ha funzionato, data la gran partita di Toronto, e in particolare su Klay (22-8-5 con 9/15, 4 perse e quasi tutti gli errori al tiro nel secondo tempo), che aveva chiuso a 16 nel primo tempo (4/5 da 3 sbagliando l’unica dopo 20 mins di gioco) e aggiungendo poi solo 6 punti, 2 dei quali, però, decisivi.